Martinez de Pasqually
Il
Martinismo trova la sua prima formulazione negli insegnamenti di
Martinez de Pasqually. Nobile di origine espano-ebraica nasce a
Grenoble nel 1727 e, giovanissimo, mostra uno spiccato interesse
per lo studio della Tradizione Esoterica Occidentale tanto da
spingersi ad intraprendere numerosi viaggi in Egitto e Palestina
allo scopo di approfondire le sue conoscenze direttamente nei
luoghi ove tale Tradizione era viva.
Nel 1758, a conclusione delle sue ricerche e dalle conoscenze
acquisite, fonda in Francia l'Ordine dei Cavalieri
Eletti Cohen dell'Universo e nel 1764 la Loggia Madre "La
Perfection Elue Ecossaise" che nel 1765 viene riconosciuta
regolare dalla Gran Loggia di Francia.
L'Ordine degli Eletti Cohen era inizialmente un Ordine
considerato sacerdotale (cohen in ebraico significa
sacerdote) che basava la sua dottrina sul "Trattato
della Reintegrazione degli Esseri nelle loro primitive Proprietà,
Virtù e Potenza Spirituali e Divine", unico trattato
manoscritto da Martinez che veniva dato ai soli Iniziati per
farne copia, unitamente ad una Teurgia e a delle Regole alle
quali dovevano attenersi per compiere al meglio i riti stabiliti.
L'Ordine quindi forniva ai propri membri tutti gli elementi
magico-teurgici indispensabili ad operare con la massima
precisione.
Ma qual'era la dottrina di Martinez? Fondata essenzialmente sulla
Kabbalah e sulla figura centrale del Cristo, Martinez abbraccia
la tesi gnostica secondo la quale gli esseri emanati dal
Principio Creatore furono precipitati a causa della
prevaricazione di "Adamo". Essi necessariamente si
dovranno riconciliare con Dio in vista della reintegrazione
finale. Altro punto fermo del "Trattato" è questo: tra
l'uomo e il suo Principio Creatore esiste tutta una gerarchia di
esseri non corporei e tra questi ve ne sono molti malvagi e
prevaricatori.
Per la sua ascesa l'uomo non deve solo divenire il signore di se
stesso eliminando la sua natura inferiore e dirigendo il suo
essere profondo verso il Divino, ma deve anche combattere contro
ogni tentativo delle entità decadute che cercano di spingerlo
verso gli impulsi inferiori del mondo delle sensopercezioni.
Negli insegnamenti di Martinez e nelle sue tecniche teurgiche, il
Choen prende contatto con "forze" sempre più
sottili ed elevate per ascendere di "regione spirituale"
in "regione spirituale" verso il Pleroma iniziale,
agendo sempre in nome e per intercessione del Cristo.
In uno scritto del 1899 Papus così chiarisce: "Martinez
accoglieva nella sala delle sedute coloro che gli chiedevano la
Luce. Tracciava i cerchi rituali, pregava umilmente e con fervore
agendo sempre in nome del Cristo, così come ne hanno fatto
testimonianza tutti coloro che hanno assistito alle sue
operazioni e come attestano anche tutti i suoi scritti. Allora
gli Esseri Divini apparivano, sempre in piena luce. Questi Esseri
agivano e parlavano: impartivano insegnamenti elevati, invitavano
alla preghiera e al raccoglimento, e ciò senza medium in trance,
senza estasi nè allucinazioni morbose. Quando l'operazione era
terminata e gli Esseri erano congedati, Martinez dava ai presenti
il mezzo per arrivare a ottenere, da soli, i medesimi risultati.
Solamente dopo che essi avevano ottenuto, da soli, l'assistenza
dell'Invisibile, Martinez assegnava loro il grado che gli
competeva."
Da dove proveniva la dottrina di Martinez? Per la scarsità
di documenti dell'epoca non è possibile dare una risposta certa
a questa domanda, anche se molti autori del suo tempo asseriscono
che Martinez parlava spesso di un Maestro personale lasciando
chiaramente intendere che si trattava di un Maestro invisibile.
D'altronde erano a tutti noti i poteri psichici che aveva
acquisito; si dice che in punto di morte (si trovava a Santo
Domingo) sia apparso alla moglie a Bordeaux e le abbia rivolto un
saluto attraversando la stanza.
Per concludere questo breve scorcio su Martinez de Pasqually
possiamo sinteticamente dire che:
1) - la sua era senza alcun dubbio una dottrina Tradizionale;
2) - la rigenerazione che procrastinava era di natura gnostica-ermetica-kabbalistica;
3) - è chiaramente indicata una via e una tecnica affinchè il
profano possa uscire dalle tenebre interiori in gradi successivi;
4) - il "suo" Cristo è un Principio totalmente
differente da quello storico così come descritto comunemente.
A questo va aggiunta una citazione di L.Mallinger in "Grandeur
et evolution du Martinisme": "...Qualunque sia la
parentela del suo insegnamento e delle sue pratiche con certi
scritti kabbalistici, i quali mutuano dalla Scuola di
Alessandria, tutto ciò ci permette di pensare che la vera
Tradizione del Martinismo è un fiore complesso il cui stelo è
rappresentato dalla Kabbalah, ma le cui radici si prolungano
profondamente nell'antico terreno teurgico egiziano e greco".
Nel 1772 Martinez de Pasqually lascia la
Francia alla volta di
Santo Domingo ove fonda a Port au Prince
un "Tribunale
Sovrano" per quella colonia. Le sue
ultime fatiche sono lo
Statuto Generale dell'Ordine ed un rituale
per l'Iniziazione
delle donne. Lascia il corpo fisico il 20
Settembre 1774.

La "Figura Universale" di Martinez de Pasqually
DOTTRINA GENERALE DI MARTINEZ DE
PASQUALLY
di Robert Ambelain
Come tutti gli esoterismi, la
dottrina martinista, così come è stata definita da Martinez de Pasqually nel
suo “Trattato della Reintegrazione degli Esseri”, fa necessariamente ricorso
all’essoterismo per esprimere delle verità metafisiche, poco percepibili e
poco esprimibili per loro natura. E’ così che è integralmente legata alla
Tradizione Occidentale, ed in particolare giudeo-cristiana.![]()
In quanto al problema della Causa Prima (Dio), il Martinismo fa sue le
conclusioni alle quali giungono i teologi cristiani ed i cabalisti ebrei,
quantomeno ai principi sui quali le diverse scuole sono d’accordo da sempre:
ternario divino, “persone” divine, emanazione, ecc.. In quanto al resto, è
più specificatamente gnostico (pur presentando questa tesi sotto una forma
diversa dalle scuole collegate a questa parola), perchè pone in principio
l’eguale necessità della Conoscenza e della Fede, ed il fatto che la Grazia
debba, per incidere effettivamente, essere completata dall’azione,
intelligente, comprensiva e libera, dell’Uomo. E’ per questi diversi motivi
che Martinez de Pasqually ha presentato l’esoterismo della sua scuola sotto
l’aspetto della tradizione giudeo-cristiana. Questa leggenda, che ha avuto
certissimamente come autore il Maestro, deriva da documenti tradizionali che
sarebbero stati di proprietà della sua famiglia da quando un antenato, membro
del Tribunale dell’Inquisizione, li avrebbe presi a degli eretici arabi o
ebrei, in Spagna. Questi documenti sarebbero costituiti da manoscritti latini,
copie degli originali arabi, a loro volta derivati da clavicole ebraiche.
Comunque sia, ecco un riassunto del “Trattato della Reintegrazione degli
Esseri”, opera tanto rara quanto poco chiara per chi non sia al corrente delle
tradizioni generali che l’hanno ispirata.
Il Mondo, considerato come “sfera materiale”, sottoposto ai nostri sensi, e
“regioni spirituali” dell’Aldilà, non è l’opera di Dio stesso,
considerato in quanto Assoluto. E’ il Vangelo di San Giovanni ad insegnarcelo:
“In principio (ossia quando debuttano “i tempi”, periodi in cui si
manifestano degli esseri relativi), era il Verbo” (il Logos, la Parola
Divina).
“Il Verbo era presso Dio...” (espressione letterale, esprimente il testo
greco meglio che “con Dio” delle normali versioni).
“Il Verbo era dio...” (e non Dio, maiuscolo. Il testo greco non ha
l’articolo; il Verbo è dunque uno degli “elohim” o figlio di Dio; questa
parola elohim significando, in ebraico, “Egli-gli dei”).
“Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui, e nulla è stato fatto senza di
lui...”.
Questo Logos è quello che la Cabala chiama Adam Kadmon, colui che (in tutte le
tradizioni religiose antiche) crea gli esseri inferiori attraverso la sua
parola, chiamandoli (sottinteso “alla Vita reale, manifestata”): “E Adamo
diede dei nomi a tutti gli animali ed agli uccelli dei Cieli, a tutti gli
animali dei campi, ma per l’Uomo, non trovò alcun aiuto simile a lui...”.
Questi “animali dei campi”, questi “uccelli dei Cieli”, non sono
gli esseri comuni a questo nome. Il senso esoterico designa le creature
inferiori all’Uomo-Archetipo, abitante i “piani” o mondi dell’Aldilà,
“regioni spirituali” a cui facevamo allusione poc’anzi.
Durante questa creazione, Dio si avvale dunque di un intermediario. Cosa che
viene confermata dal Capitolo 1 della Genesi (1-2,3): “La Terra (la Materia
primordiale, il Caos) era informe e vuota, e lo Spirito di Dio aleggiava sulle
Acque” (il nou egiziano, l’elemento più sottile di questa Materia). Il
termine “Spirito di Dio” porta la maiuscola, designando così uno Spirito,
distinto da Dio, e affatto lo spirito di quest’ultimo; cosa che sarebbe un non
senso, essendo Dio necessariamente lo spirito di Se-stesso. E la Genesi non ci
dice che “Dio aleggiava sulle Acque”. Ecco perché poco oltre ci insegna:
“L’Eterno Dio prese dunque l’Uomo e lo mise nel Giardino dell’Eden, per
custodirlo e coltivarlo...” (Genesi 11,15).
Questo giardino è un simbolo, che significa la Conoscenza divina, accessibile
agli esseri relativi. In effetti, la Cabala, tradizione segreta, è
frequentemente designata come “Frutteto” mistico. In ebraico, frutteto si
dice ghineth, parola formata da tre lettere (ghimel, noun, tau) iniziali delle
tre scienze secondarie, chiavi della Cabala: la Ghematria, il Notarikon, la
Temurah.
L’Uomo primitivo di cui parla la Genesi, nel suo racconto puramente simbolico,
non è un essere di carne, di forma come noi ma uno Spirito, emanato da Dio,
composto di una “forma” (che la Genesi chiama il corpo), analoga al “corpo
glorioso” definito dai teologi, creato dall’Eterno Dio, e da una scintilla
animatrice che è integralmente divina, poiché la Genesi ci dice che fu il
“soffio” stesso di Dio. Il nostro Uomo-Archetipo è dunque semi-divino. E’
sorto dalla Materia primordiale (dal Caos, composto di Terra ed Acqua -
simbolici, per la sua “forma”, ed è sorto da Dio per quel soffio divino che
l’anima, soffio sorto da Dio stesso.
Adamo ed il Verbo Creatore sono simili, poiché l’Uomo-Archetipo continua, nel
simbolico “giardino” dell’Eden, l’opera iniziata dallo Spirito di
Dio. Eppure, questo Verbo Creatore ed il Verbo Redentore sono diversi.
Certo, è indiscutibile che il Cristo (che Martinez chiama il Riparatore) è
contemporaneamente dio (per la sua origine) e uomo (per la sua incarnazione). La
Teologia lo ha dimostrato. Ma, allo stesso modo che un bambino di dieci anni ed
il vecchio che sarà in seguito sono un solo e stesso essere (sotto
caratteristiche ed aspetti diversi)! C’è tra loro continuità di coscienza
assoluta, se non c’è più somiglianza d’aspetto o di reazioni inferiori. Ad
un livello simile, l’anima che ha animato un corpo umano comune, animandone
poi un altro, venti secoli dopo, sarà sempre identicamente se stessa nelle sue
due diverse manifestazioni, benché dette manifestazioni siano potute essere
apparentemente diametralmente opposte, per effetto del “ruolo” oscillatorio
definito con la nota espressione di “karma”.
Parallelamente all’Adam-Kadmon (l’Uomo-Archetipo o Cosmico), esistevano
altri Esseri, sorti da una Creazione anteriore, diversa di natura e di
“piano”, senza legami con quella che ci espone dettagliatamente la
Tradizione della Genesi. Questa creazione è quella detta degli “Angeli”,
che altre tradizioni ci riportano e che tutte le teologie analizzano. Sono
queste due diverse creazioni che la Genesi sottintende nel suo primo versetto:
“In principio, Dio creò il Cielo e la Terra”. Subito, la Genesi tralascia
la prima Creazione (sulla quale pare che Mosé non possedesse alcuna
informazione) e passa alla seconda: “La Terra era informe e vuota, le Tenebre
aleggiavano sulla superficie dell’Abisso...” (Genesi 1 ,2).
Altri elementi della Tradizione giudeo-cristiana ci insegnano che gli esseri di
quella Creazione primitiva (simboleggiata dal “Cielo”), ossia gli Angeli, si
scissero in due categorie, gli Angeli fedeli e gli Angeli ribelli, in seguito ad
una prova voluta da Dio.
Questo è stato capito male. Dio, principio di infinita perfezione, non ha
potuto tentare gli Angeli dopo la loro emanazione, né espellerli, dopo la loro
involuzione. Al contrario, certe entità, giunte al termine della Missione per
la quale Dio le aveva emanate (ossia liberate, dotate così necessariamente del
libero arbitrio), si sono rifiutate di reintegrare l’Assoluto, il Piano
Divino, fonte del Sovrano Bene. Hanno allora preferito l’io, momentaneo,
perituro, illusorio, al Sé, eterno, reale, imperituro. Hanno preferito vivere
“al di fuori” di Dio, piuttosto che assorbirvisi, e beneficiare così delle
sue infinite perfezioni.
Sono dunque loro che si sono momentaneamente allontanati da Dio, con un atto
libero, per quanto sbagliato. Non è l’Assoluto che li ha rigettati
ingiustamente, né ad essere la causa del loro esilio. Di conseguenza, il
ritorno indietro, e la redenzione, rimangono possibili, quando l’Entità
celeste consentirà di riprendere la strada del Divino.
Ma in attesa di questo ritorno verso la Luce e la Verità immanenti, rimangono,
con il loro atteggiamento egoico: ribelli (all’offerta divina primitiva e
permanente); smarriti, (poiché al di fuori del loro legittimo destino);
perversi, (poiché viventi “al di fuori” del Sovrano Bene, e dunque “nel
Male”).
Ebbene, ogni cosa corrotta tende, per sua natura, a corrompere ciò che è sano.
E nel campo degli esseri spirituali, ancor più che in quello dei corpi
materiali, in quanto vi si mescolano: l’invidia o la gelosia (coscienza,
malgrado tutto, di una inferiorità reale), l’orgoglio (volontà di avere
l’ultima parola!), e l’intelligenza (rimasta la stessa, ma per la massima
attivazione di questi difetti).
Ecco perché la Tradizione ci dice che l’insieme degli Esseri spirituali
perversi (l’eggregore del Male), indicato con l’immagine del Serpente, fu
geloso di questo essere, superiore a loro, e “immagine” del Dio al quale
queste Entità decadute pretendevano di sottrarsi.
Hanno dunque agito (senza dubbio telepaticamente), su Adam-Kadmon, incitandolo a
varcare i limiti delle sue possibilità naturali.
Essere misto per sua natura, a metà spirituale e a metà formale, androgino
dove la Forma e lo Spirito si compenetravano mutuamente, l’Uomo-Archetipo
doveva mantenere una certa armonia, un equilibrio necessario, in quel Campo dove
Dio lo aveva posto. Doveva vegliare sulle sue disposizioni, operarvi, continuare
il lavoro di quello “Spirito di Dio” di cui era il riflesso, l’intendente,
il celeste “maitre-Jacques” immediato.... Era a questo ruolo di Architetto
dell’Universo che l’Adam-Kadmon era preposto, ma di un Universo più sottile
del nostro, il “Regno” che non è di questo mondo, di cui parlano i Vangeli.
Sotto l’impulso delle entità metafisiche perverse, l’Uomo-Archetipo si è
mutato in Demiurgo indipendente. Rinnovando il suo errore, ha modificato e
perturbato le Leggi che aveva per compito di far osservare. Ha tentato, audace e
ribelle, di farsi creatore a sua volta, e di eguagliare con le sue opere Dio
stesso. Non è riuscito che a modificare il suo primitivo Destino.
E’ quanto le due identiche leggende, quella di Lucifero, primo degli Angeli, e
quella di Adamo, primo degli Uomini, ci riportano nel loro svolgimento
parallelo. E’ forse da questa tradizione che deriva l’uso di consacrare,
agli dei o a Dio, le primizie del raccolto o il primo nato del gregge. Sta di
fatto che, nel simbolismo della storia dell’umanità che ci racconta la
Genesi, tutti i primogeniti: Caino, Cam, lsraele, Esaù, ecc., sono
misteriosamente segnati da un destino avverso.
Ma mentre Dio, nelle sue infinite possibilità, può trarre qualcosa dal Nulla,
l’Uomo, creatura dalle possibilità limitate, non può che modificare ciò che
già c’è, senza nulla estrarre da quello stesso Nulla.
L’Uomo-Archetipo, volendo creare degli esseri spirituali, come Dio aveva
creato gli Angeli, non ha fatto che oggettivare i propri concetti. Desideroso di
dar loro dei corpi, non ha potuto che integrarli nella Materia più grossolana.
Volendo animare il Caos (le “Tenebre esterne”), come Dio aveva animato il
Mondo metafisico che gli era stato primitivamente affidato, non ha fatto che
impantanarsi.
Infatti, Dio “essendo”, nel senso più assoluto della parola (“lo sono
colui che è” dice a Mosé, sul Sinai), alcun Nulla preliminare può
esistere. Per creare la Materia primitiva, Dio ha semplicemente contratto una
parte delle sue infinite perfezioni di una porzione della sua essenza infinita.
Questa contrazione parziale della Perfezione spirituale più assoluta è
inevitabilmente sfociata nella creazione dell’Imperfezione materiale relativa.
Questo giustifica che la Creazione, qualunque essa sia, non può mai essere
perfetta. E’ necessariamente imperfetta per il fatto che non è Dio!
Ad imitazione dell’Assoluto, Adam-Kadmon tenterà dunque di crearsi una
“materia prima”. Alchimista inesperto, sarà all’origine della sua Caduta.
L’Uomo-Archetipo è un essere androgino. La Genesi (Cap. 1 27,28), ci dice
che: “Dio creò l’Uomo a sua immagine, maschio e femmina lo creò....”.
E’ questo elemento negativo, femminile, che Adamo oggettiverà, fuori da se
stesso. E’ questo “lato” sinistro, femminile, passivo, lunare, tenebroso,
materiale, che darà vita - separandosi dal “lato” destro, maschile, attivo,
solare, luminoso, spirituale ad Eva. La Donna-Archetipo è dunque tratta da uno
dei due “lati” dell’Androgino, e non da una delle sue “costole” (Tutte
le religioni antiche hanno conosciuto un essere divino, originale, che era
contemporaneamente maschio e femmina).
La Genesi ce lo dice (Cap. II - 23,24):
“E Adamo disse: questa è ossa delle mie ossa, carne della mia carne (lui,
conserva quindi lo spirito, l’anima), sarà chiamata Donna - in ebraico Isha
-, in quanto è stata tratta dall’Uomo, - in ebraico Ish”.
E’ questa nuova Materia, l’Eva della Genesi, la Donna simbolica, che Adamo
“penetra” per crearvi la Vita. L’Uomo-Archetipo si è dunque degradato
tentando di eguagliarsi a Dio. Il suo nuovo campo è il Mondo iliaco della
Gnosi, il nostro Universo materiale, mondo pieno di imperfezioni e di mali. Il
poco bene che vi risiede, viene dalle antiche perfezioni dell’Uomo-Archetipo.
In quanto, scisse in due esseri diversi, la somma di dette perfezioni originali
non può essere totale in ciascuno di loro.... Vi è dunque una caduta.
E’ anche per questo che la Natura era stata deificata dai culti antichi. Era
dunque proprio la Madre di tutto ciò che è, ma di ciò che è “sotto i
Cieli”, semplicemente... lside, Eva, Demetra, Rhea, Cibele non sono che
simboli della Natura materiale, emanata dall’Adam-Kadmon, personificata dalle
Vergini Nere, simboli della Prima Materia.
L’essenza superiore di Adam-Kadmon, integrata in seno alla Materia nuova, è
diventata lo Zolfo, espressione alchemica designante l’anima del mondo.
L’essenza seconda, il mediatore plastico, ciò che costituiva la “forma”
di Adamo, il suo doppio superiore, è diventato il Mercurio, altra espressione
alchemica designante l’Astrale degli occultisti, il piano intermedio. La
Materia sorta dal Caos secondo, è il Sale alchemico, il supporto, il
ricettacolo, la prigione.
Parallelamente possiamo dire che Adamo è diventato lo Zolfo, che Eva ha dato il
Sale, e che il Caino della Genesi è il Mercurio di questa simbolica
triade. Termini che l’Alchimia conosce anche sotto quelli di Re, di Regina, e
di Servitore dei saggi....
Si concepisce allora perché, in tutti i suoi gradi, la Materia Universale sia
vivente, come ammette l’antica alchimia e la moderna chimica, e come, nelle
sue manifestazioni, può essere più o meno cosciente ed intelligente.
Attraverso i quattro regni della Natura, minerale, vegetale, animale, umano (tra
i quali non c’è peraltro alcuna soluzione di continuità), è
l’Uomo-Archetipo, l’Adam-Kadmon, l’Intelligenza demiurgica primitiva, che
si manifesta, dispersa, sparpagliata, imprigionata. E’ questo, quel
rivestimento di “pelli di animali” che ci racconta la Genesi: “E Dio fece
all’Uomo e alla Donna degli “abiti di pelle” e li rivestì...” (Cap. III,
21). Questo Universo nuovo è anche diventato il rifugio delle entità decadute.
Vi si sono rifugiate per allontanarsi ancora di più dall’Assoluto, nella
chimerica speranza di sfuggire alle Leggi eterne, ovunque presenti.
Gli Esseri malefici hanno dunque un interesse primordiale perché l’Uomo,
disperso ma ovunque presente in seno alla Materia costituente l’Universo
visibile, continui ad organizzare ed animare questo ambito, ormai il loro.
Come l’anima dell’Uomo-Archetipo è prigioniero della Materia universale,
l’anima dell’uomo-individuo è prigioniera del suo corpo materiale. E la
morte fisica (il solo effetto significativo che vi abbia guadagnato, ci dice la
Genesi...) e le reincarnazioni che vi susseguono, sono i mezzi attraverso cui le
entità decadute manifestano la loro influenza sull’Uomo. Si capisce allora
meglio la parola del Redentore, “sentita” dai Profeti, come lsaia: “O
Morte, dov’è la tua Vittoria? O Morte dov’è il tuo pungolo...” (il
pungolo dei sensi, che sollecitano l’anima separata a reincarnarsi in un corpo
materiale).
La Potestà, la Saggezza, la Bellezza che si manifestano ancora in questo
Universo materiale, sono questi gli sforzi dell’Uomo-Archetipo per ridiventare
ciò che era prima della sua Caduta. Le qualità contrarie, sono le entità
decadute che ve le manifestano, al fine di conservarvi il “clima” che hanno
sperato di fargli creare, per sussistervi così come lo hanno voluto al tempo
che fu, quando hanno deliberatamente interrotto il loro ritorno verso l’
Assoluto.
L’Uomo-Archetipo non riprenderà possesso del suo primitivo Splendore e della
sua Libertà, che separandosi da questa materia che lo invischia da ogni
parte. Per questo, occorre che tutte le cellule che lo compongono (gli
uomini-individui), possano dopo la loro morte naturale, ricostituire
l’Archetipo integrandovisi definitivamente, sfuggendo così ai cicli delle
reincarnazioni.
Allora, i microcosmi rifaranno il Macrocosmo. Gli uomini individui, riflessi
materiali dell’Archetipo, sono dunque anche (qualche gradino al di sotto), dei
riflessi divini. Come l’Archetipo è, anch’esso, il riflesso di Dio, del
primitivo Verbo Creatore o Logos, dello Spirito di Dio di cui parla la Genesi.
E’ dunque proprio lui, il “Grande Architetto dell’Universo”. Qualsiasi
culto di adorazione reso a quest’ultimo è dunque un culto satanico perché
reso all’Uomo e non all’Assoluto. Ecco perché la Massoneria lo INVOCA senza
adorarlo.
Per sfuggire ai cicli delle reincarnazioni successive in questo mondo infernale
(inferno: luoghi bassi), occorre che l’uomo-individuo si stacchi da tutto ciò
che lo attrae verso la Materia, e si liberi così dalla schiavitù delle
sensazioni materiali. Deve anche elevarsi moralmente. Contro questa tendenza
verso la Perfezione, le Entità decadute lottano senza tregua, tentandolo in
mille modi, al fine di attirarlo in seno al Mondo invisibile, e conservare su di
lui la loro influenza occulta.
Contro di loro, l’uomo-individuo deve lottare smascherandoli e rigettandoli
fuori dal suo campo. Vi perverrà, da una parte con l’Iniziazione - che lo
ricollega agli elementi dell’Archetipo già riuniti e costituenti
l’essoterica “Comunione dei Santi”, dall’altra con la Conoscenza
liberatrice che gli insegna i mezzi per accelerare, per il resto dell’Umanità
accecata, e attraverso il suo lavoro personale, l’affrancamento definitivo.
In quest’ultime possibilità, entrano in particolare le grandi Operazioni
equinoziali che tendono a purificare l’Aura terrestre per mezzo di esorcismi e
di scongiuri, specifici dei riti di Alta Magia, e che gli Eletti Cohen
chiamavano i “Lavori” o il “Culto”.
Soltanto allora, da questa definitiva liberazione individuale, sorgerà infine
la grande liberazione collettiva, che sola permetterà la ricostituzione
dell’Archetipo, poi la sua reintegrazione nel Divino che a suo tempo lo emanò.
Abbandonato a se stesso dal suo animatore, il Mondo di materia si dissolverà,
non essendo più vivificato, armonizzato, condotto, dall’Archetipo. Sotto
l’impulso, naturalmente anarchico, delle entità decadute, questa
disaggregazione delle parti del Tutto si accelererà. L’Universo allora finirà
e sarà la “fine del Mondo” annunciata dalle tradizioni universali.
“Come un libro che si scorre, il Cielo e la Terra passeranno”! L’Essenza
Divina rioccuperà allora gradualmente quelle “regioni” della sua essenza da
cui si era primitivamente ritratta. Le illusioni momentanee, battezzate col nome
di creature, di esseri, di mondi, scompariranno. In quanto Dio è Tutto, e Tutto
è in Dio, benché Tutto non sia Dio! L’Assoluto non ha tratto niente da un
Nulla illusorio, che non potrebbe esistere al di fuori di Lui, senza essere Lui
stesso.
Nient’altro che questa ritrazione della divina essenza, ha permesso la
Creazione dei Mondi, angelici, materiali, ecc. Come è anche la ritrazione di
quella stessa essenza che ha permesso l’emanazione degli Esseri spirituali.
E così si effettuerà la simbolica “vittoria” del Bene sul Male, della Luce
sulle Tenebre, con un semplice ritorno delle cose nel Divino, con una
riassimilazione degli esseri, purificati e rigenerati.
Tale è l’esoterico svolgimento della Grande
Opera Universale.